Di treni nella vita ne passano pochi, si dice, e quando succede andrebbero presi al volo. Quello di questa estate era uno di quelli irrinunciabili, con Siena in smobilitazione che cede tutti assieme 5 elementi come Mc Intyre, Domercant, Hawkins, Sato ed Eze. Un quintetto in grado di vincere a mani basse in Italia probabilmente con qualsivoglia allenatore, la fine di un ciclo che ha risvegliato dal torpore una serie A1 da anni monotona e noiosa.
C’è chi lo ha preso al volo quel treno, e parliamo di Milano. Melli era il diamante del mercato, un gioiello che vale tutto l’investimento (altino) effettuato dal patron Armani, che intanto confermava elementi importanti come Finley, Mordente, Mancinelli, Maciulis, Rocca e Petravicius. A completare una squadra che appare finalmente completa (resta l’incognita coach Bucchi, ma quello è un altro discorso, torna col tricolore sul petto una sicurezza come Hawkins, e arriva uno come Jaaber uscito ridimensionato di molto dopo gli ultimi play off con Roma ma che, se non deve fare la prima punta, resta un signor giocatore. L’arrivo di Pecherov prelevato dalla NBA è poi un colpo da top team europeo per soldi spesi e segnale mandato alle avversarie. Quest’anno venite a batterci.
Non esattamente il segnale che ha mandato la Virtus Roma col suo mercato: insolito, per certi versi intrigante, ma alla fine a nostro parere l’ennesima occasione persa. Si era partiti bene con l’arrivo di Ali Traore, un giocatore forte, con margini di crescita, fisico e cattivo; si è proseguito con la conferma di Washington e Heytvelt, americani di buon livello a cui si chiede però di fare i leader, e quello è un mestiere che non si insegna e che non sappiamo ancora se nel DNA dei due. L’arrivo di Charles Smith, il Ragno non ha bisogno di presentazioni, ha poi aperto un dibattito acceso nella Capitale: se Hutson era troppo vecchio per fare il pivot titolare, che dire di un atleta di 35 anni di qualità indiscutibili e curriculum straordinario, ma che fisicamente ha dato il meglio di sé? La campagna acquisti si è chiusa (concetto sempre relativo visto che il mercato è sempre aperto) poi con due scommesse: il serbo Drenovac (se rimarrà) e il bosniaco Dedovic, giovanotti indicati da Tanjevic che dovranno essere forgiati a giocatori veri col tempo.
Si punterà dunque ancora sulla truppa italiana, anche se i segnali arrivati dall’estate azzurra sono tutt’altro che positivi. Con Pianigiani al timone i marinai non hanno perso le vecchie abitudini: Gigli è un giocatore solido sì ma limitato caratterialmente, Giachetti è un buon cambio per il play, ma poi? Vitali, Datome e Crosariol stanno lentamente passando dal tempo delle speranze a quello dei rimpianti, per il salto di qualità che anche il più ottimista comincia a non attendere più.
Una squadra, la Virtus, con un discreto potenziale, che avrà le sue giornate di gloria, non ne dubitiamo, ma che difficilmente potrà salire su quel treno. Eppure per prenderlo sarebbe bastato poco. Peccato.